Sezione I (Sala 1)
Evocazione del Museo Torlonia

Concepito verso il 1859 quando Roma era capitale degli Stati pontifici, il Museo fu fondato nel 1875, quando Roma era diventata capitale del Regno d’Italia.
Otto edizioni del catalogo, di cui alcune in francese e inglese, furono stampate dal 1876 al 1885 a cura di Pietro Ercole Visconti e poi del nipote Carlo Ludovico.
L’imponente catalogo del 1884–5, in mostra nella Sala 14, offre le fotografie di tutte le 620 sculture del Museo e fu il primo esempio di un catalogo di sculture antiche integralmente riprodotte in fototipia.
Il Museo Torlonia era collocato in un vasto stabile di via della Lungara, tra la Porta Settimiana e Palazzo Corsini, e le sculture erano esposte in 77 sale.
Alcune erano organizzate per temi: “gli animali”, “le Muse”, i sarcofagi, e una vasta galleria di 122 busti-ritratto: «un immenso tesoro di erudizione e d’arte» (P. E. Visconti).

Invito alla danza

Sezione II (Sala 2)
Sculture da scavi Torlonia del secolo XIX

Giovanni Raimondo Torlonia (1754–1829) e poi il figlio Alessandro (1800–1886), il fondatore del Museo Torlonia, condussero un’intensa attività di scavo nelle loro proprietà intorno a Roma: le tenute di Roma Vecchia e della Caffarella, le Ville dei Quintili, dei Sette Bassi e di Massenzio e altre notevoli aree archeologiche.
Emergono fra queste i resti della villa di un ricchissimo filosofo e mecenate greco, Erode Attico (II secolo d.C.), che vi aveva esposto preziose sculture importate da Atene.
Nel corso dell’Ottocento gli scavi Torlonia si estesero anche lungo la via Appia e la via Latina, dove erano in antico importanti sepolcreti.
Anche l’acquisizione di altri latifondi (a Porto, in Sabina, nella Tuscia) portò a fortunati scavi, fra i quali risaltano quelli del Portus Augusti, il principale sbocco a mare di Roma in età imperiale, e quelli dell’antica Cures (Fara Sabina), da dove proviene il bronzo di Germanico in mostra nella Sezione I (Sala 1).

Invito alla danza

Sezione III (Sale 3, 4, 5)
Sculture da raccolte del secolo XVIII (Villa Albani e Studio Cavaceppi)

Molte sculture del Museo Torlonia vengono da due grandi nuclei formatisi nel secolo XVIII: le raccolte di Villa Albani e i marmi che, alla morte del celebre scultore Bartolomeo Cavaceppi (1716–1799), si trovavano nel suo studio in via del Babuino a Roma.
Villa Albani, costruita dal 1747 in poi dal cardinale Alessandro Albani (1692–1779) per ospitare la sua straordinaria collezione di sculture, venne acquistata da Alessandro Torlonia nel 1866.
L’allestimento originario, a cui aveva collaborato anche il grande studioso tedesco Johann Joachim Winckelmann (1717–1768), era stato modificato a seguito di spoliazioni francesi e altri eventi. Alessandro Torlonia spostò nel suo Museo numerosi busti-ritratto, vasche e statue da fontana e qualche altra scultura.
I marmi dallo Studio Cavaceppi testimoniano l’intensa attività dello scultore nel restauro e nel commercio di sculture antiche.
Giovanni Torlonia (padre del fondatore del Museo, Alessandro) comprò all’asta il 9 aprile 1800 tutti i marmi che Cavaceppi aveva raccolto e lasciato in eredità all’Accademia di S. Luca. Amico di Winckelmann, Cavaceppi era stato protetto dal cardinale Albani e aveva restaurato molte delle sue sculture: i due nuclei settecenteschi poi confluiti nel Museo Torlonia sono dunque strettamente connessi fra loro.
Questa Sezione mostra alcune delle più importanti sculture Albani e Cavaceppi.

Fatiche di Ercole

Sezione IV (Sale 6, 7, 8, 9)
Sculture dalla raccolta Giustiniani (secolo XVII)

Il marchese Vincenzo Giustiniani (1564–1637) fu raffinatissimo collezionista d’arte. Conoscitore d’arte e autore di penetranti scritti teorici (Discorso sopra la pittura, Discorso sopra la scultura, Istruzioni necessarie per fabbricare), protesse fra gli altri il poeta Giovan Battista Marino e Caravaggio.
Nel suo palazzo romano (ora sede della Presidenza del Senato) espose la sua splendida collezione di antichità, che volle registrata nel 1636–37 in una sontuosa opera a stampa, la Galleria Giustiniana (due volumi con 330 incisioni, che riproducono gli esemplari più importanti, scelti anche fra quelli raccolti nelle sue residenze extra-urbane).
Contro la volontà del Giustiniani, le sue raccolte d’arte finirono per essere disperse. Il nucleo più consistente delle antichità fu acquistato da Giovanni Torlonia nel 1816, ma per varie vicende solo nel 1856–59 venne nelle mani del figlio Alessandro, che lo pose nel Museo da lui fondato.

Hestia Giustiniani

Sezione V (Sale 10, 11, 12, 13)
Sculture da raccolte dei secoli XV e XVI

Nel catalogo del Museo Torlonia (edizione del 1885), Carlo Ludovico Visconti citava «l’acquisto, o totale o parziale, di alcune antiche ed insigni collezioni romane» come parte essenziale del «saldo proposito» del Principe Alessandro mentre andava componendo il suo Museo.
Mentre le più antiche raccolte romane di antichità (secoli XV e XVI) venivano disperdendosi, alcuni nuclei giunsero al Museo Torlonia come parte di più vaste acquisizioni (Albani, Giustiniani, Cavaceppi), o per acquisto diretto.
Il Museo Torlonia si presenta così come una collezione di collezioni, o come un gioco di scatole cinesi, in cui una raccolta del Sei o Settecento racchiude in sé pezzi provenienti da collezioni ancor più antiche.
Questa Sezione V offre una selezione di sculture del Museo Torlonia che risultano documentate in collezioni dei secoli XV–XVI. La mostra sfocia infine nell’Esedra dei Musei Capitolini, dove sono stati raccolti per l’occasione le statue di bronzo che il papa Sisto IV donò al popolo romano nel 1471: un’accorta risposta sovrana all’incipiente collezionismo privato di statuaria antica.

Nella Sala 14 (Epilogo) è esposto l’imponente catalogo del Museo Torlonia (1884–5).

Uscendo dalla mostra, nell'esedra del marco Aurelio, sono raccolti per l'occasione tutti i bronzi antichi donati al Popolo Romano nel 1471 da papa Sisto IV. Perché questa donazione? Il collezionismo nel primo Quattrocento nacque dopo il ritorno dei Papi da Avignone a Roma e la fine dello Scisma d’Occidente. Molti vollero affermare allora di essere Romani naturali, discendenti dei Romani antichi. Le sculture trasportate nelle case valsero come equivalente visivo della propria “romanità naturale”. A quell’incipiente collezionismo Sisto IV rispose con un gesto di calcolata generosità sovrana, ponendo in Campidoglio i bronzi raccolti al Laterano nel Medio Evo.